Susanne Russo

Lifestyle, fashion & interior styling

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Fashion

Qual è il mio look perfetto e ideale? Troppo sobrio. Insomma, voglio dire, quello che meglio rappresenta l’eleganza, la semplicità e la bellezza dei piccoli dettagli! Anche in questo caso vale il motto che ho fatto mio: “less is more”.

Nelle stagioni fredde l’abbinamento nero e bianco è il mio preferito. Ritengo che il nero sia luminoso altrettanto quanto il bianco; nelle stagioni calde prediligo solo il bianco abbinato al beige e al celeste. In generale nel mio guardaroba ho gli stessi capi basici: jeans, camicetta bianca, pantaloni e sneaker. Ho sempre adorato mixare lo stile maschile a quello mio femminile. Sono una donna pratica e dinamica, non ho tempo per stare a cercare fronzoli da mettere addosso, desidero linee morbide, tessuti leggeri e niente cose strette; solo i foseaux che uso per la camminata sportiva. Io sono stata una di quelle che fin dai tempi dell’Università andava con la camicetta chiusa fino all’ultimo bottone e sopra il pull blu marine, sì mi piaceva, vesto così ancora oggi e infatti qualcuno mi definisce “collegiale” e a me piace. La camicetta bianca abbinata a una gonna lunga beige e un cappello safari come Marilyn Streep indossa nel celebre film “La mia Africa” è lo stile che meglio rappresenta le mie preferenze, perchè in fondo sono una donna che ama scoprire e si incuriosisce.

Disciplina, è questo ciò che mi piace nella vita, essere disciplinata, rispettare gli altri, aiutare sempre dove mi è possibile. Non è però da confondere con l’essere eccessivamente ordinato, rassettato o schematico, perchè diventerebbe noioso. Voglio dire, i capelli me li tengo pure spettinati e la camicetta anche fuori dai pantaloni se mi capita…

Quando ero piccola ero una scout. Facevamo tante attività all’aperto; vestite nel modo in cui andavamo in giro era una cosa che mi piaceva tantissimo, una sorta di divisa che io avrei indossato per tutta la vita. Nella stagione invernale si componeva di una gonna a pantalone in velluto che arrivava fino all’altezza delle ginocchia, poi di una camicetta di colore celeste e sopra un pullover di lana blu; attorno al colletto della camicia indossavamo un fazzoletto con i colori della squadriglia del gruppo di appartenenza, veniva arrotolato e poi unito ai lembi da un nodo in cuoio. Sopra alla testa indossavamo in base alle occasioni il basco o il cappello blu che io adoravo, se non lo indossavamo sulla testa lo portavamo tutte appoggiato dietro sulle spalle grazie alla cordicina del cappello fermata al collo. Infine, indossavamo dei bei calzettoni tirati sino alle ginocchia e dei bei scarponi anfibi. In estate ovviamente sì alleggeriva tutto con tessuti più freschi come il lino e il cotone.

È una esperienza meravigliosa che a parere mio tutti i bambini e gli adolescenti dovrebbero vivere. Essere una “guida” (così si chiamano il gruppo squadriglia di ragazze scout) mi ha insegnato tante cose: comunicare con l’alfabeto morse, orientarci sole tra i boschi verso una destinazione con la mappa, accenderci il fuoco, montarci la tenda e dormire nei sacchi a pelo, cantare in coro e suonare strumenti, sentirci la parte “buona” della comunità. L’esperienza ha poi anche confermato i valori portanti che già condividevo nel mio ambiente familiare, come la gentilezza, la cordialità e il rispetto dell’altro; tra noi ragazze c’era una vera e sincera amicizia e un obbiettivo comune condiviso per renderci utili, solidali e disponibili all’altro. Non esistevano modi che disprezzavano qualcuno, e questa differenza l’ho riscontrata molto dopo nelle scuole della pubblica istruzione. Chi si prendeva gioco del più debole della classe non mi piaceva, come non mi piacevano i furbacchioni e i maleducati. Ma crescendo mi rendevo sempre più conto che la comunità era ed è ancora fatta da queste persone.

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Il giglio è il simbolo del Movimento Scout, sotto c’è scritto il motto dello scoutismo “be prepared” ovvero “sii preparato”. Baden Powell fu il fondatore che sosteneva in pensiero assolutamente condivisibile: «È qui dunque lo scopo più importante della formazione scout: educare. Non istruire, si badi bene, ma educare; cioè spingere il ragazzo ad apprendere da sé, di sua spontanea volontà, ciò che gli serve per formarsi una propria personalità.»

#fashion #education #sobrietà #disciplina #blackandwhite #cappelli #uniformescout

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